“Io credo che tutti abbiamo una missione comune
ed è quella di realizzare il nostro potenziale,
di diventare ciò che siamo,
perché si nasce in un mondo malato,
in un mondo alienato, un mondo disumanizzante,
quando si entra nel mondo ci si perde a se stessi,
dunque il progetto esistenziale comune sarebbe re-incontrarsi e crescere,
crescere e fruttificare”.
Claudio Naranjo

L’Enneagramma è una Teoria della personalità, sviluppata agli inizi degli anni ’70 da Claudio Naranjo, che ha formulato per primo la descrizione dei tipi di carattere, elaborando una “psicologia degli enneatipi” sistematica. Si tratta di una visione integrativa della personalità che riunisce la considerazione dei tratti, dei motivi, degli stili cognitivi e della dimensione esistenziale della personalità.

Gli psicoanalisti moderni concordano nell’affermare che l’origine della nevrosi va ricercata in una funzione materna imperfetta e, in termini più generali, in certi problemi della funzione genitoriale. Oggi si dà più importanza alla mancanza di amore che non all’idea freudiana di una frustrazione istintuale.
Quando veniamo al mondo siamo come il seme di una pianta che ha in sé certe potenzialità e istintivamente si aspetta di trovare nel suo ambiente determinati elementi: una buona terra, acqua e sole. Ma l’esigenza di ricevere dai genitori l’amore necessario può venire frustrata o tradita in molti modi: a volte i genitori sono così presi da se stessi da essere negligenti, altre volte ancora sulla tenerezza può pesare l’ombra della violenza, e così via.

Per reagire alla mancanza di ciò di cui aveva bisogno, il bambino ha dovuto ricorrere alla manipolazione. Così stando le cose, dunque, la vita non è guidata dall’istinto ma dal perdurare di una precoce strategia adattiva che lotta contro l’istinto e interferisce con la “saggezza” dell’organismo nel senso più ampio del termine. Il perdurare di questa precoce strategia adattiva può essere compreso alla luce del contesto doloroso in cui essa ha avuto origine e del particolare tipo di apprendimento che la alimenta: non quello che l’organismo in evoluzione assimila in maniera gratuita, ma un apprendimento sotto coercizione, caratterizzato da una speciale fissità o rigidità del comportamento adottato all’inizio come reazione di emergenza.

Alla somma complessiva di questi apprendimenti pseudoadattivi le tradizioni spirituali danno in genere il nome di IO o PERSONALITA’ (diverso dall’ESSENZA o ANIMA della persona) che si può ritenere appropriato denominare anche CARATTERE.
Il nucleo fondamentale del carattere ha una duplice natura: c’è un “aspetto motivazionale” (PASSIONE) che interagisce con una “tendenza cognitiva” (FISSAZIONE).

Il carattere si struttura secondo un determinato numero di modalità di base, che si traducono nel relativo predominio dell’uno o dell’altro aspetto della struttura mentale comune a tutti. Possiamo pensare lo “scheletro mentale” di cui tutti siamo dotati come una struttura di cristallo che può rompersi in molti modi, tutti predeterminati; allo stesso modo, fra tutte le principali caratteristiche strutturali, nella personalità di ciascun individuo (come risultato dell’interazione tra fattori innati e fattori ambientali) una sola di queste strutture avrà la preminenza, mentre le altre rimarranno su uno sfondo più o meno remoto.
La conoscenza del nostro carattere e il lavoro terapeutico sulla personalità ci permettono di allontanarci da schemi adattivi predeterminati e limitanti, dandoci la possibilità di condurre una vita più piena, autentica e libera.